L'importanza dello streching

Facciamo un esempio:

se il mio obiettivo in palestra è quello di aumentare l’ipertrofia dei pettorali e mi metto ad utilizzare più sovraccarico possibile nell’intento di indurre ipertrofia, ma di base ho una retrazione del pettorale o ancor peggio della catena antero interna, non potrò utilizzare il completo range di movimento…..ricordiamoci che per avere la massima contrazione occorre partire dal massimo allungamento, ma se ho una retrazione in quel punto, ovviamente il mio r.o.m sarà limitato, come sarà limitato il mio sviluppo muscolare, poiché’ le fibre di astina e miosina non potranno allungarsi e contrarsi in maniera completa e fisiologica.

Inoltre a causa di questa tensione muscolare per cercare comunque di utilizzare il massimo range di movimento compenserò con altri distretti muscolari, portandomi ad eseguire in maniera scorretta l’esercizio, e rischiando oltretutto di farmi male creandomi delle contratture o lesioni dovute a scarsa mobilità utilizzo inappropriato dell’esercizio fisico.

Quindi diventa fondamentale avere un corpo elastico e flessibile che possa permettermi di eseguire qualunque esercizio sfruttando il massimo range di movimento concesso dall’esercizio stesso, senza rischiare problemi articolari.

I principali tipi di stretching che si possono fare, si suddividono sostanzialmente in: Stretching settoriale e Stretching globale attivo.

Il primo molto più conosciuto è quello che praticamente si vede fare ovunque, in palestra, sui campi di calcio, sulle piste di atletica, e consiste nel mantenere in allungamento il distretto muscolare interessato per almeno 30 secondi; ha il vantaggio di essere semplice nell’esecuzione e praticabile ovunque, ma ha lo svantaggio di non tenere conto delle catene muscolari e di non agire sul tessuto connettivo, il vero responsabile di retrazioni e dolori.

Lo stretching globale attivo, molto meno conosciuto del primo, ma molto più efficace, agisce invece che a livello del singolo muscolo, a livello delle catene muscolari; poiché’ il corpo umano è fatto di tutta una serie di catene muscolari che si influenzano reciprocamente ha più senso allungare il corpo “in catena”, che permetta tra l’altro di eliminare i “compensi” che il corpo crea nel momento in cui viene stirato.

In questo modo riesco ad ottenere un vero allungamento muscolare e connettivale in base alla durata dell’esercizio, migliorando in maniera reale la flessibilità.

Le uniche note negative di questa tipologia di allungamento sta nella durata dell’esercizio stesso (si arriva a tenere la posizione anche per 10 min.), e la fatica “reale” nel mantenere una certa postura, poiché’ come precedentemente detto, per essere efficace occorre eliminare tutti i compensi che il corpo crea per non sentire dolore, e soprattutto occorre respirare correttamente per fare in modo che il diaframma possa muoversi in maniera fisiologica.

Quindi l’inserimento dell’allungamento muscolare diventa fondamentale e deve essere parte integrante di una scheda di allenamento.

Il mio consiglio è quello di farsi fare una valutazione delle retrazioni muscolari da un PT professionista, e poi inizialmente lavorare distrettualmente sui muscoli che presentano le maggiori rigidità, e poi in un secondo tempo eseguire lo stretching globale, magari con l’ausilio di “Pancafit”, un attrezzo che io uso con molto successo nel mio studio, e che permette di allungare in maniera globale il corpo.